oculista visitando un paziente senior

Farmaci anti-VEGF e altre terapie intravitreali: quando si usano per maculopatia e retinopatia

Indice

Se hai ricevuto una diagnosi che riguarda la retina o la macula, potresti aver già sentito parlare di farmaci anti-VEGF e iniezioni intravitreali. In particolare, parliamo di terapie utilizzate in oftalmologia per alcune patologie legate ad alterazioni dei vasi sanguigni della retina, che possono compromettere la visione.

Tra queste troviamo la forma umida della degenerazione maculare, l’edema maculare diabetico e alcune manifestazioni della retinopatia diabetica.

Come potrai immaginare, farmaco, frequenza delle iniezioni e durata del trattamento non sono uguali per tutti. La scelta dipende dalla patologia, dalle condizioni della retina e da come l’occhio risponde nel tempo. Vediamo quali sono i principali anti-VEGF, come agiscono e quando possono essere indicati.

Cosa sono i farmaci anti-VEGF e come funzionano

Il VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor) è una proteina coinvolta nella formazione di nuovi vasi sanguigni. Non è affatto qualcosa di “estraneo” al nostro corpo; al contrario, è normalmente presente nell’organismo, ma in alcune malattie della retina la sua attività può aumentare e predisporre alla crescita di vasi anomali o rendere più permeabili quelli già presenti.

Quando da questi vasi fuoriescono liquidi o sangue, la retina può risentirne. Se viene coinvolta la macula, cioè la sua parte centrale, possono comparire problemi proprio nella zona della vista che usi per leggere, riconoscere un volto o distinguere i dettagli. Se vuoi approfondire questa parte dell’occhio, puoi leggere anche l’articolo dedicato a macula e fovea.

La funzione e il meccanismo d’azione degli anti-VEGF. è proprio quella di bloccare o ridurre l’azione del VEGF, contrastando ciò che favorisce la formazione e la permeabilità dei vasi anomali.

Attenzione però: gli inibitori del VEGF non eliminano necessariamente la malattia. L’obiettivo è controllarne l’attività, rallentarne la progressione e cercare di preservare la funzione visiva. In alcuni casi si può notare anche un miglioramento della vista, ma la risposta cambia da persona a persona.

La somministrazione avviene tramite iniezione intravitreale, portando il farmaco direttamente all’interno dell’occhio. Durante il percorso vengono effettuati controlli della retina, spesso attraverso esami come l’OCT o, quando serve, l’Angio-OCT.

Farmaci anti-VEGF disponibili e loro differenze

Tra i farmaci anti-VEGF più utilizzati in oftalmologia troviamo Ranibizumab, aflibercept, bevacizumab e brolucizumab. Pur appartenendo alla stessa famiglia terapeutica, non sono identici: cambiano il modo in cui interagiscono con il VEGF, alcune indicazioni e gli schemi con cui possono essere somministrati.

Sarà l’oculista a valutare quale utilizzare considerando la patologia, gli esami della retina, le terapie già effettuate e la risposta ottenuta.

Ranibizumab

Il ranibizumab (Lucentis) agisce sul VEGF-A ed è utilizzato nel trattamento di diverse patologie retiniche.

Tra le indicazioni del ranibizumab troviamo la degenerazione maculare neovascolare, conosciuta anche come AMD umida, l’edema maculare diabetico e alcune forme di neovascolarizzazione associate alla miopia patologica. Quest’ultima può comparire nell’ambito della maculopatia miopica.

Anche la frequenza delle iniezioni di ranibizumab può cambiare durante il percorso. In una prima fase le somministrazioni possono essere ravvicinate, anche mensili; successivamente l’intervallo può essere modificato in base a quello che emerge dai controlli.

Come riferimento generale, nel primo anno si parla di circa 6-7 iniezioni, ma non è un numero valido automaticamente per ogni paziente. Potresti averne bisogno di più o di meno e a stabilirlo sono l’andamento della malattia e la risposta al trattamento.

Ranibizumab può rientrare nei percorsi del Servizio Sanitario Nazionale secondo le indicazioni autorizzate e i criteri previsti. Specifichiamo però che le modalità di accesso vanno quindi verificate nella struttura che segue il trattamento.

Aflibercept

Aflibercept (Eylea) agisce in maniera leggermente diversa. Nello specifico, funziona come un recettore-esca capace di legarsi al VEGF e anche al PlGF, un altro fattore coinvolto nei processi vascolari.

Può essere utilizzato, tra le altre indicazioni, nella degenerazione maculare neovascolare e nell’edema maculare diabetico. Anche in questo caso la prescrizione arriva dopo la valutazione della retina e degli esami necessari.

La frequenza di Aflibercept può cambiare nel corso della terapia. Dopo le prime somministrazioni, alcuni protocolli permettono di aumentare l’intervallo tra un’iniezione e quella successiva quando la malattia rimane sotto controllo.

L’intervallo tra un’iniezione e l’altra non è uguale per tutti e non significa necessariamente che Aflibercept richieda sempre meno somministrazioni rispetto ad altri anti-VEGF: saranno come sempre i controlli a indicare quanto può essere distanziata la terapia nel tuo caso.

Bevacizumab e Brolucizumab

Il Bevacizumab (Avastin) è nato come farmaco oncologico ed è utilizzato anche in oftalmologia come anti-VEGF. In questo ambito si parla di utilizzo off-label, perché l’impiego oculistico non corrisponde all’indicazione originaria con cui il medicinale è stato autorizzato.

Esiste una lunga esperienza clinica sul suo utilizzo per le patologie retiniche e gli studi ne hanno confrontato l’efficacia con quella di altri anti-VEGF. In Italia può essere impiegato nell’ambito delle condizioni previste dal SSN e presenta un costo inferiore rispetto ad altre molecole.

Brolucizumab (Beovu) è invece una molecola più piccola sviluppata per uso oftalmologico. In determinati schemi terapeutici, dopo la fase iniziale, l’intervallo tra le iniezioni può arrivare a 8-12 settimane, quando l’andamento della malattia lo permette.

Per Brolucizumab vanno considerate anche specifiche problematiche di sicurezza legate a possibili reazioni infiammatorie oculari. La decisione di utilizzarlo richiede quindi una valutazione del rapporto tra benefici e rischi.

La scelta del farmaco resta legata alla tua situazione clinica e ai protocolli adottati dalla struttura che ti segue. Se vuoi approfondire le molecole più recenti, trovi anche la guida Vista Vision sui nuovi farmaci anti-VEGF.

Indicazioni cliniche: maculopatia umida e retinopatia diabetica

Gli anti-VEGF vengono utilizzati soprattutto quando dietro alla patologia retinica c’è un’alterazione dei vasi sanguigni e l’attività del VEGF contribuisce al problema.

Uno degli utilizzi principali di questa categoria di farmaci riguarda la maculopatia umida o degenerazione maculare neovascolare. In questa forma si sviluppano vasi sanguigni anomali che possono perdere liquido o sangue e interessare la macula.

Potresti accorgertene perché la parte centrale della vista diventa meno nitida oppure perché ciò che guardi appare deformato. Ad esempio, un segnale caratteristico è vedere ondulata una linea che in realtà è dritta. Puoi approfondire questi aspetti nell’articolo sui test per la maculopatia e nella guida alla degenerazione maculare senile.

Nella terapia della maculopatia umida, gli anti-VEGF vengono utilizzati per contrastare l’attività dei vasi anomali e ridurre la fuoriuscita di liquido. Se compaiono improvvisamente distorsioni o un peggioramento della visione centrale, è bene non aspettare il controllo successivo e parlarne con l’oculista.

Un’altra indicazione importante riguarda il diabete. Nel tempo, livelli elevati di glicemia possono danneggiare i piccoli vasi della retina e favorire la comparsa della retinopatia diabetica. Se hai il diabete, trovi un approfondimento dedicato anche al rapporto tra diabete e vista.

Gli anti-VEGF nella retinopatia diabetica possono essere indicati in determinate situazioni e sono utilizzati anche per l’edema maculare diabetico (DME). In quest’ultimo caso il liquido si accumula nella zona della macula e può rendere meno nitida la visione centrale.

Non sempre, però, la retinopatia diabetica dà sintomi nelle fasi iniziali. Per questo, se hai il diabete, i controlli della retina restano importanti anche quando non noti particolari cambiamenti nella vista.

Importante specificare anche che, se hai il diabete, la terapia oculistica va comunque affiancata al controllo della malattia di base.

Efficacia, limiti e resistenza ai farmaci anti-VEGF

Gli anti-VEGF hanno modificato tanto (e profondamente) il trattamento di diverse malattie retiniche. Nella maculopatia umida e nell’edema maculare diabetico possono rallentare la progressione della malattia e aiutare a stabilizzare la vista. In alcuni pazienti si osserva anche un miglioramento dell’acuità visiva.

La risposta, però, non è identica per tutti.

Potresti avere bisogno di diverse iniezioni nel corso del tempo, perché molte delle patologie trattate sono croniche e possono tornare attive. Per questo le visite e gli esami sono funzionali anche per decidere quando effettuare la somministrazione successiva.

L’OCT consente, ad esempio, di vedere se il liquido presente nella retina si è ridotto, è rimasto stabile oppure è aumentato. Incrociando questi dati con la tua capacità visiva e con il quadro clinico, l’oculista può decidere se continuare con lo stesso schema o modificarlo.

Anche il numero di iniezioni può cambiare molto. Alcune persone riescono progressivamente ad allungare gli intervalli, mentre altre hanno bisogno di controlli e somministrazioni più ravvicinati.

In una parte dei pazienti la risposta può essere incompleta. In questi casi si sente parlare di resistenza ai farmaci anti-VEGF, anche se non sempre “resistenza” è il termine più preciso. Se un anti-VEGF non funziona come previsto, bisogna capire prima di tutto perché la risposta è insufficiente.

Lo specialista può quindi rivalutare la retina, verificare l’attività della malattia e decidere se continuare la stessa terapia, modificare gli intervalli oppure cambiare molecola.

Esistono anche delle interessanti alternative terapeutiche da proporre in situazioni specifiche. Ne sono esempi concreti la terapia fotodinamica (PDT) e molecole come faricimab, che agisce su due vie coinvolte nei processi vascolari della retina. Sono inoltre allo studio strategie pensate per prolungare la durata dell’effetto terapeutico e approcci di terapia genica.

Un altro fattore importante da considerare è che non tutte le patologie della macula si curano con un anti-VEGF. Il pucker maculare, per esempio, può richiedere un approccio differente e, quando indicato, un intervento di vitrectomia.

I controlli durante la terapia

Se stai seguendo una terapia intravitreale, i controlli servono a verificare cosa sta succedendo alla retina tra una somministrazione e l’altra.

Ad esempio, potresti percepire la vista “stabile” anche quando all’OCT sono ancora presenti segni di attività della malattia. Al contrario, una giornata in cui vedi meno nitidamente non significa automaticamente che il trattamento abbia smesso di funzionare, ragion per cui il quadro va valutato attraverso la visita e gli esami.

Da questi controlli dipende anche la frequenza delle iniezioni: se la retina rimane stabile, l’oculista può valutare se aumentare l’intervallo tra le somministrazioni; se invece ricompaiono segni di attività, può essere necessario rivedere lo schema.

Per questo il consiglio è sempre quello di rispettare gli appuntamenti programmati anche quando non avverti cambiamenti particolari. Una visita oculistica completa e gli esami specifici della retina, quando richiesti dal tuo medico, sono indispensabili per seguire l’andamento della patologia sulla base di ciò che accade realmente nell’occhio.

Quando prenotare una visita specialistica

Se hai già ricevuto una diagnosi di maculopatia, retinopatia diabetica o edema maculare, segui la frequenza dei controlli indicata dal tuo oculista. Se invece noti un cambiamento della visione centrale, immagini deformate, linee che sembrano ondulate o un calo improvviso della vista, il nostro consiglio è di fare un controllo senza aspettare.

Lo stesso vale se hai il diabete: alcune alterazioni della retina possono comparire prima che tu avverta un disturbo visivo, quindi i controlli periodici hanno un ruolo importante anche quando ti sembra di vedere bene.

Nei centri Vista Vision puoi effettuare visite specialistiche e esami diagnostici oculari per controllare retina e macula. Se ci sarà la necessità di una terapia intravitreale, lo specialista valuterà quale trattamento è indicato e come impostare i controlli successivi.

Se vuoi approfondire lo stato di salute dei tuoi occhi, trova il centro Vista Vision più vicino a te e prenota una visita oculistica.