Si forma al centro del cristallino, l’area nota come nucleo. Con l’avanzare dell’età, il nucleo può indurirsi e opacizzarsi, influenzando la chiarezza della visione.
Per la prevenzione della cataratta è importante seguire uno stile di vita salutare.
Tra le abitudini virtuose, proteggere gli occhi dai raggi UV con occhiali da sole e protezione UV è importantissimo. Altrettanto importante è seguire una dieta equilibrata, ricca di antiossidanti come luteina e zeaxantina, vitamina C e vitamina E, che contribuiscono a ridurre il rischio.
È importante evitare il fumo, gestire il controllo del diabete e ridurre il consumo di alcol. Allo stesso modo, altri accorgimenti utili sono il mantenimento di un basso consumo di zuccheri, una buona gestione dello stress ed evitare ogni trauma oculare.
Per controllare lo stato di salute dei tuoi occhi, sottoponiti ad esami oculistici regolari e ad un check-up oftalmologico periodico. L’uso di occhiali protettivi durante attività a rischio possono contribuire a mantenere gli occhi sani.
No: al momento non esistono colliri per la cataratta, integratori o rimedi naturali in grado di far regredire o rallentare in modo clinicamente dimostrato l’opacizzazione del cristallino.
Negli anni sono stati proposti diversi prodotti, dal collirio a base di N-acetilcarnosina ad alcuni estratti naturali, ma le evidenze scientifiche disponibili non sono sufficienti a supportarne l’efficacia nella pratica clinica.
La cura della cataratta senza intervento non è oggi possibile: l’unica soluzione che ripristina la trasparenza del cristallino è la chirurgia.
Questo non significa che non si possa fare nulla di preventivo: proteggere gli occhi dai raggi UV, mantenere sotto controllo eventuali patologie sistemiche come il diabete e non fumare sono comportamenti associati a un minor rischio di sviluppo precoce della cataratta.
Riguardo a cataratta e tempi di peggioramento, non esiste una risposta valida per tutti. La progressione della cataratta è variabile: in alcuni pazienti il peggioramento avviene lentamente nel corso di anni, in altri può essere più rapido. Non è possibile capire in anticipo se la cataratta peggiora velocemente per un soggetto anziché un altro.
Ciò che orienta la decisione su quando operare la cataratta non è tanto la velocità di peggioramento in sé, quanto l’impatto reale sulla qualità visiva e sulla vita quotidiana: difficoltà alla guida, problemi nella lettura, riduzione dell’autonomia, rischio di cadute.
Quando questi effetti diventano significativi, la valutazione chirurgica è indicata.
Rimandare l’intervento della cataratta non è necessariamente sbagliato, ma va sempre discusso con lo specialista: in alcuni casi attendere troppo può rendere la chirurgia tecnicamente più complessa. La scelta va fatta insieme all’oculista, sulla base del quadro clinico e delle esigenze del paziente.
No, la cataratta non torna. Il cristallino naturale viene rimosso durante l’intervento e sostituito con una lente artificiale che non può opacizzarsi. Quindi dopo l’intervento di cataratta, la malattia nel senso stretto del termine non si ripresenta.
Quello che può verificarsi (e che spesso viene confuso con un ritorno della cataratta) è la cosiddetta cataratta secondaria, ovvero l’opacizzazione della capsula posteriore: la sottile membrana che ha contenuto il cristallino e che viene mantenuta come supporto per la lente artificiale.
Con il tempo, alcune cellule epiteliali residue possono proliferare su questa membrana e ridurne la trasparenza, causando un nuovo offuscamento della vista.
La buona notizia è che la cataratta secondaria si risolve con una procedura ambulatoriale rapida e indolore: la capsulotomia con laser YAG.
Sì. La cataratta è spesso associata all’invecchiamento, ma non è esclusiva degli anziani. La cataratta giovanile o cataratta precoce, che si manifesta a 30, 40 o 50 anni, esiste ed è più comune di quanto si pensi.
Le principali cause della cataratta precoce sono:
Se noti una progressiva riduzione della qualità visiva, anche a un’età in cui non ti aspetteresti problemi al cristallino, vale la pena sottoporsi a una visita oculistica.
No, e la distinzione è importante. Le mosche volanti e la cataratta non hanno un legame diretto: le miodesopsie e la cataratta sono condizioni distinte che riguardano strutture oculari diverse.
Le mosche volanti (miodesopsie) e i lampi di luce nell’occhio non rientrano tra i sintomi iniziali della cataratta: sono tipici di alterazioni del corpo vitreo, ovvero il gel trasparente che riempie l’occhio o, nei casi più seri, di problemi alla retina che richiedono valutazione urgente.
La cataratta produce sintomi diversi: annebbiamento progressivo, sbiadimento dei colori, aloni intorno alle luci, maggiore sensibilità agli abbagliamenti. Non causa miodesopsie né flash visivi.
Sì. Il legame tra sole e cataratta è documentato scientificamente. I raggi UV e la cataratta sono correlati: l’esposizione prolungata e non protetta ai raggi ultravioletti provoca un processo di ossidazione delle proteine del cristallino, accelerandone l’opacizzazione nel tempo.
Tra le cause ambientali della cataratta, l’irradiazione solare cumulativa è una delle più studiate: ricerche epidemiologiche condotte in aree geografiche ad alta esposizione solare mostrano un’incidenza maggiore di cataratta nelle popolazioni che trascorrono molte ore all’aperto senza protezione.
La prevenzione della cataratta con gli occhiali da sole è concreta: non quelli estetici, ma quelli con filtro UV certificato (marcatura CE, protezione UV400). Indossarli abitualmente in condizioni di forte luminosità (ad esempio, in spiaggia, montagna, alla guida nelle ore centrali) è una delle misure più efficaci per ridurre il rischio di cataratta da cause ambientali nel lungo periodo.
Sì, nei Paesi in cui non è disponibile un adeguato accesso alla chirurgia. La cataratta è la principale causa di cecità reversibile nel mondo: secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è responsabile di circa il 50% dei casi di cecità a livello globale.
Nei Paesi occidentali, dove la chirurgia della cataratta è ampiamente accessibile, la perdita totale della vista per questa causa è oggi molto rara. C’è da dire che una cataratta avanzata non trattata può portare a una riduzione visiva molto grave, con un impatto sull’autonomia e sulla qualità di vita. La chirurgia, eseguita nel momento opportuno, è in grado di ripristinare pienamente la vista nella stragrande maggioranza dei casi.
L’intervento standard prevede la sostituzione del cristallino opacizzato con una lente intraoculare artificiale. La tecnica oggi più diffusa è la facoemulsificazione: il cristallino viene frammentato con ultrasuoni e aspirato attraverso un’incisione molto piccola, senza punti di sutura.
Una variante tecnologicamente più avanzata è la femtocataratta (chirurgia laser-assistita): alcune fasi dell’intervento, come l’incisione corneale, vengono eseguite con un laser a femtosecondi invece che manualmente, con maggiore precisione e riproducibilità. Non è indicata per tutti i pazienti: l’oculista valuta caso per caso se il beneficio aggiuntivo ne giustifichi l’utilizzo.
In entrambe le tecniche, la scelta della lente intraoculare (monofocale, multifocale, torica per l’astigmatismo) è parte fondamentale della pianificazione, calibrata sullo stile di vita e sulle aspettative visive di ogni paziente.
La cataratta si sviluppa lentamente e i sintomi peggiorano gradualmente. I più frequenti sono:
I sintomi possono colpire uno o entrambi gli occhi, spesso in modo asimmetrico. Quando iniziano a interferire con le attività quotidiane, è il momento di prenotare una visita oculistica.