lenti a contatto notturne

Ortocheratologia e ruolo delle lenti notturne nella miopia

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L’ortocheratologia, spesso chiamata anche Ortho-K, è una tecnica che utilizza particolari lenti a contatto rigide da indossare durante il sonno. Mentre dormi, le lenti modificano in modo controllato e temporaneo la forma della cornea; al mattino vengono tolte e, per un certo periodo, permettono di vedere bene senza indossare occhiali o lenti a contatto durante il giorno.

L’effetto non è permanente e non elimina la miopia: se interrompi l’utilizzo delle lenti, la cornea tende progressivamente a tornare alla sua forma precedente e ricompare la necessità della normale correzione visiva.

Negli ultimi anni l’ortocheratologia ha assunto un ruolo importante anche nei percorsi dedicati alla progressione miopica, soprattutto nei bambini e negli adolescenti. Correggere la vista durante il giorno e cercare di rallentare l’aumento della miopia, però, sono due obiettivi diversi ed è utile tenerli distinti quando si valuta questo tipo di lenti.

Come le lenti notturne modificano temporaneamente la forma della cornea

Le lenti notturne per la miopia non funzionano come le normali lenti a contatto che correggono il difetto visivo mentre le indossi. Vengono applicate prima di andare a dormire e rimosse al risveglio, lasciando sulla cornea una modifica temporanea della sua forma che permette di compensare, almeno in parte, il difetto refrattivo durante il giorno.

Per ottenere questo risultato vengono utilizzate lenti rigide gas permeabili progettate sulla base delle caratteristiche del tuo occhio. La loro geometria determina una redistribuzione molto lieve dell’epitelio corneale, cioè dello strato più superficiale della cornea, modificandone temporaneamente la curvatura centrale. Si parla infatti in questo caso di rimodellamento corneale temporaneo, non di una trasformazione definitiva della cornea.

L’effetto si costruisce gradualmente durante la fase iniziale del trattamento e deve poi essere mantenuto continuando a utilizzare le lenti secondo le indicazioni ricevute. Se smetti di indossarle, il risultato si riduce progressivamente e la cornea tende a recuperare la sua forma iniziale.

Questo distingue nettamente l’ortocheratologia dalla chirurgia refrattiva, che interviene sulla cornea con l’obiettivo di correggere stabilmente un difetto visivo. Con le lenti Ortho-K non viene eseguito alcun intervento e la modifica ottenuta rimane reversibile.

Correzione visiva e controllo della miopia non sono la stessa cosa

Uno degli aspetti che può creare più confusione riguarda la differenza tra correzione refrattiva temporanea e controllo della miopia.

Il primo effetto è quello più facile da percepire: dopo aver utilizzato correttamente le lenti durante la notte, durante il giorno puoi avere una buona visione senza dover necessariamente indossare occhiali o altre lenti a contatto. L’entità e la durata della correzione dipendono però dalle caratteristiche individuali e dall’adattamento ottenuto.

Quando si parla di controllo della miopia, invece, l’obiettivo è diverso. Nei bambini e negli adolescenti la miopia può aumentare mentre l’occhio cresce; in particolare, uno dei cambiamenti che vengono monitorati è l’allungamento assiale, cioè l’aumento della lunghezza dell’occhio.

L’ortocheratologia e la miopia vengono quindi considerate anche da questo punto di vista: nei pazienti selezionati in età evolutiva, le lenti Ortho-K possono rientrare tra le strategie utilizzate per cercare di rallentare la progressione miopica.

Specifichiamo che, in questo caso, è doveroso parlare di rallentamento e non di blocco. La risposta non è identica in tutti i bambini e nessun trattamento permette di promettere che la miopia smetterà definitivamente di aumentare. Per capire se la strategia sta funzionando servono misurazioni ripetute nel tempo, confrontate durante i controlli.

Bambini e adolescenti: quando può essere valutata l’ortocheratologia

L’ortocheratologia nei bambini e negli adolescenti viene presa in considerazione soprattutto quando la miopia è ancora in evoluzione e si vuole valutare una strategia per limitarne la progressione.

Non esiste però un’età o un valore di miopia che, da soli, rendano automaticamente un bambino un buon candidato. Prima di proporre le lenti occorre considerare diversi aspetti, tra cui il difetto visivo, le caratteristiche della cornea, la salute della superficie oculare e l’andamento della miopia nel tempo.

Un altro aspetto da considerare è la capacità di utilizzare le lenti correttamente. L’adattamento alle lenti notturne richiede infatti attenzione nella manipolazione, nella pulizia e nella conservazione, e nei bambini più piccoli la collaborazione dei genitori assume inevitabilmente un ruolo importante.

Quando si valuta l’ortocheratologia negli adolescenti, la gestione può diventare più autonoma, ma le regole di igiene rimangono le stesse. Dormire con una lente a contatto richiede maggiore attenzione rispetto a una lente utilizzata soltanto durante il giorno e le indicazioni sulla pulizia non dovrebbero diventare meno rigorose con il passare del tempo.

Tra i possibili candidati all’Ortho-K ci sono quindi pazienti selezionati dopo una valutazione specialistica, non semplicemente tutti i bambini con una miopia evolutiva. Lo specialista può inoltre confrontare l’ortocheratologia con le altre strategie disponibili per il controllo della miopia nei bambini, tenendo conto delle caratteristiche e delle esigenze del singolo caso.

I controlli della vista in età evolutiva rimangono importanti anche quando il bambino non riferisce particolari difficoltà. Una visita oculistica completa permette di misurare il difetto refrattivo e valutare più in generale la salute dell’occhio.

Topografia e lunghezza assiale nel monitoraggio del trattamento

Prima di applicare una lente Ortho-K bisogna conoscere bene la forma della cornea. Uno degli esami più utili è la topografia corneale, che permette di ottenere una sorta di mappa della sua curvatura e fornisce le informazioni necessarie per valutare l’adattamento delle lenti.

La topografia viene utilizzata anche durante il follow-up dell’ortocheratologia, perché ci permette di vedere come è cambiata la superficie corneale e se il rimodellamento ottenuto corrisponde a quello previsto.

Se l’obiettivo è anche il controllo della progressione miopica, può essere monitorata la lunghezza assiale dell’occhio. Confrontare questa misura nel tempo aiuta a osservare la crescita oculare e fornisce un dato diverso rispetto alla semplice variazione delle diottrie.

Durante i controlli delle lenti notturne possono inoltre essere valutati:

  • la posizione e l’adattamento della lente sulla cornea;
  • la qualità della visione ottenuta durante il giorno;
  • lo stato della superficie corneale;
  • il film lacrimale e l’eventuale presenza di secchezza o irritazione;
  • l’andamento della miopia e, quando previsto, della lunghezza assiale.

Non tutti questi controlli vengono necessariamente eseguiti nello stesso modo o con la stessa frequenza per ogni persona: il programma viene stabilito sulla base dell’età, delle caratteristiche oculari e dell’andamento del trattamento.

Ci sono esami diagnostici oculistici che permettono allo specialista, quando necessario e utile per il follow-up, di approfondire gli aspetti che richiedono una valutazione specifica durante il percorso.

Igiene, adattamento e sicurezza richiedono controlli regolari

Le lenti Ortho-K vengono utilizzate durante il sonno e sono quindi a contatto con la cornea per diverse ore consecutive. Ne consegue che ò’igiene delle lenti Ortho-K non è un dettaglio secondario, ma una parte essenziale del trattamento.

Prima di maneggiare le lenti bisogna lavare e asciugare bene le mani, utilizzare i sistemi di pulizia e conservazione indicati e rispettare le istruzioni ricevute per lenti e contenitore. Anche l’acqua merita particolare attenzione: le lenti a contatto non dovrebbero essere esposte all’acqua del rubinetto o utilizzate in situazioni diverse da quelle previste dallo specialista.

Parlando di sicurezza dell’ortocheratologia, è giusto ricordare anche i possibili problemi. Come accade con altre lenti a contatto, possono comparire irritazione, alterazioni della superficie corneale e, più raramente, infezioni. Tra le complicanze più importanti c’è la cheratite microbica, un’infezione della cornea che richiede una valutazione tempestiva.

Per ridurre i rischi dell’ortocheratologia è utile seguire alcune regole semplici ma importanti:

  • non indossare una lente caduta o contaminata senza averla pulita correttamente;
  • non utilizzare acqua del rubinetto per pulire o conservare le lenti;
  • non prolungare autonomamente i tempi di utilizzo;
  • non saltare i controlli soltanto perché la visione è buona;
  • interrompere l’uso e contattare lo specialista se compaiono dolore, forte arrossamento, fotofobia o un peggioramento della vista.

Un leggero periodo di adattamento alle lenti notturne può essere previsto all’inizio, ma dolore importante e arrossamento marcato non dovrebbero essere considerati normali soltanto perché hai iniziato da poco. Se l’occhio diventa molto rosso o la vista peggiora, serve capire che cosa stia succedendo prima di continuare a indossare le lenti.

Puoi approfondire anche le diverse cause dell’occhio rosso e quelle della vista offuscata, due sintomi che possono avere origini molto diverse e che, se compaiono durante l’utilizzo delle lenti, non vanno automaticamente attribuiti all’adattamento.

Se stai valutando le lenti notturne per la miopia, oppure vuoi capire come sta evolvendo il difetto visivo tuo o di tuo figlio, il primo passaggio è una valutazione completa che permetta di conoscere sia la miopia sia le caratteristiche dell’occhio.

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