macchinario per chirurgia refrattiva

Chirurgia refrattiva robotica: l’integrazione dei robot nei laser per la cornea

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Sappiamo che, negli ultimi anni in particolare, la chirurgia refrattiva ha fatto passi da gigante. Tra le innovazioni che vale la pena citare c’è sicuramente la chirurgia refrattiva robotica, una delle evoluzioni più interessanti nel campo della correzione dei difetti visivi. L’integrazione di sistemi automatizzati e tecnologie avanzate nei laser per la cornea permette infatti di rendere alcune fasi del trattamento sempre più precise, standardizzate e personalizzate sulle caratteristiche dell’occhio.

Quando si parla di “robotica”, però, non bisogna immaginare un robot che sostituisce il chirurgo. Nella chirurgia refrattiva, l’automazione riguarda soprattutto sistemi che supportano lo specialista durante la procedura: dal riconoscimento e monitoraggio dei movimenti oculari alla centratura del trattamento, fino all’erogazione controllata del laser secondo parametri definiti durante la pianificazione preoperatoria. 

Il chirurgo, quindi, mantiene il suo ruolo centrale nella programmazione e nel controllo dell’intervento, ma con l’ausilio di strumenti di precisione che possono rendere ancora più efficaci le operazioni di correzione dei difetti visivi. 

In questa guida vedremo cosa significa realmente parlare di chirurgia refrattiva robotica, come automazione e laser lavorano insieme e quali vantaggi, limiti e prospettive future può offrire questa evoluzione tecnologica nella correzione di miopia, astigmatismo e ipermetropia.

Dall’oftalmologia tradizionale alla chirurgia robotica

L’evoluzione della chirurgia refrattiva è il risultato di decenni di ricerca dedicati a rendere la correzione dei difetti visivi sempre più precisa e prevedibile. Prima dell’arrivo dei laser, infatti, modificare il potere refrattivo dell’occhio equivaleva ad intervenire direttamente sulla forma della cornea attraverso tecniche chirurgiche manuali.

Tra le procedure che hanno segnato la storia della disciplina ci sono, ad esempio, la cheratotomia radiale, sviluppata e diffusa soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta. La tecnica prevedeva la realizzazione di incisioni radiali sulla cornea, generalmente con lame diamantate, per modificarne la curvatura. Pur rappresentando un’importante tappa nello sviluppo della chirurgia refrattiva, aveva diversi limiti in termini di prevedibilità e stabilità del risultato nel lungo periodo.

Un cambiamento decisivo è arrivato con l’introduzione del laser a eccimeri. A partire dagli anni Ottanta, la possibilità di rimuovere quantità microscopiche di tessuto corneale attraverso la fotoablazione ha aperto la strada a procedure come la PRK, permettendo di rimodellare la superficie della cornea senza ricorrere alle incisioni tipiche delle tecniche precedenti.

Negli anni Novanta si è poi affermata la LASIK. Inizialmente, per creare il sottile lembo corneale necessario al trattamento veniva utilizzato il microcheratomo, uno strumento meccanico di precisione. Una volta sollevato il lembo, il laser a eccimeri poteva rimodellare il tessuto corneale sottostante in base al difetto refrattivo da correggere.

L’introduzione del laser femtosecondo è stato un ulteriore passaggio nell’evoluzione della chirurgia refrattiva. Nella FemtoLASIK, ad esempio, consente di creare il lembo corneale mediante impulsi laser programmati, eliminando la necessità del microcheratomo meccanico. La stessa tecnologia ha successivamente reso possibili procedure refrattive basate sulla creazione di un lenticolo all’interno della cornea.

Oggi l’evoluzione prosegue verso sistemi caratterizzati da livelli sempre maggiori di automazione: parliamo, ad esempio, di tecnologie di eye-tracking che possono monitorare i movimenti oculari durante alcune procedure, così come sistemi di centratura, imaging e pianificazione digitale aiutano a controllare diverse fasi del trattamento.

La chirurgia refrattiva robotica, quindi, ha a che fare proprio con queste ultime innovazioni e con l’integrazione delle competenze e dell’esperienza  (insostituibili) dell’oculista con laser, sistemi automatizzati e software di controllo. 

Cos’è la chirurgia refrattiva robotica

Con chirurgia refrattiva robotica indichiamo l’integrazione di sistemi computerizzati e automatizzati nelle procedure utilizzate per correggere i difetti visivi. L’obiettivo è supportare il chirurgo nell’esecuzione di alcune fasi dell’intervento che richiedono un livello molto alto di precisione e controllo.

L’automazione in oftalmologia può assumere forme diverse. Entrando nel dettaglio, alcuni sistemi integrano software avanzati con i laser utilizzati per il trattamento della cornea; altri possono utlizzare piattaforme o bracci robotici progettati per assistere il chirurgo nell’esecuzione di movimenti molto piccoli e controllati. A questi possono affiancarsi tecnologie di imaging, sistemi di centratura ed eye-tracking che monitorano la posizione dell’occhio durante la procedura.

Sentiamo parlare sempre più spesso di “robot oculari”, ma la realtà è ancora molto diversa da quella che potremmo immaginare. Non si tratta, infatti, di macchine che eseguono autonomamente un intervento. Nella maggior parte delle applicazioni attuali, la robotica ricopre un ruolo di “assistente” nei confronti del chirurgo.

Laser femtosecondo: un esempio di robotica integrata

Il laser a femtosecondo è un esempio concreto di come l’automazione sia già entrata nella chirurgia oftalmica. Questo tipo di laser è un sistema computerizzato capace di eseguire alcune fasi della procedura secondo parametri programmati dal chirurgo, con impulsi estremamente brevi e un elevato livello di precisione.

Nella LASIK, il laser femtosecondo può essere utilizzato per creare il flap, il sottile lembo di tessuto corneale che viene sollevato prima del rimodellamento della cornea con il laser a eccimeri. Rispetto all’impiego del microcheratomo meccanico, questa modalità permette di programmare con precisione caratteristiche come diametro e spessore del flap, riducendo la componente manuale di questa fase.

La tecnologia femtosecondo è alla base anche di procedure di estrazione lenticolare come la SMILE. In questo caso, il laser crea all’interno della cornea un piccolo lenticolo di tessuto, che viene successivamente rimosso dal chirurgo attraverso una piccola incisione. Non viene quindi creato il tradizionale flap della LASIK.

La capacità propria del femtolaser di trasformare una pianificazione digitale in azioni estremamente precise sul tessuto lo avvicina al concetto di robotica applicata all’oftalmologia. Secondo un approfondimento dell’American Academy of Ophthalmology, il laser femtosecondo può essere considerato a tutti gli effetti una delle prime espressioni di automazione robotica già entrate nella pratica oculistica.

Nuovi sistemi robotici in sviluppo

Oltre alle forme di automazione già presenti nei laser, la ricerca sta lavorando su sistemi robotici oftalmici progettati per assistere il chirurgo in procedure che richiedono movimenti estremamente piccoli e controllati. Il punto di arrivo di queste tecnologie è riuscire a trasformare i movimenti della mano del chirurgo in micromovimenti più precisi e stabili, particolarmente utili negli interventi sulle strutture più delicate dell’occhio.

Tra i sistemi più studiati troviamo Preceyes, una piattaforma robotica controllata direttamente dal chirurgo. Il sistema è stato utilizzato in studi clinici per procedure di chirurgia vitreoretinica, tra cui il peeling di membrane retiniche e la somministrazione di farmaci nello spazio subretinico. 

Nel primo studio clinico randomizzato sulla chirurgia robot-assistita della retina, pubblicato nel 2018, le procedure eseguite con assistenza robotica hanno ottenuto risultati chirurgici comparabili a quelle eseguite manualmente.

Un’altra piattaforma emergente è Luca, sviluppata da AcuSurgical. Il sistema utilizza due bracci robotici controllati dal chirurgo ed è stato impiegato nel 2024 in un primo gruppo di procedure di vitrectomia su pazienti presso l’ospedale universitario di Ghent, in Belgio.

Altri progetti stanno valutando livelli di automazione ancora maggiori. Horizon Surgical Systems, ad esempio, sta sviluppando una piattaforma che combina robotica, imaging in tempo reale e intelligenza artificiale con l’obiettivo futuro di automatizzare alcune fasi della chirurgia della cataratta sotto la supervisione del chirurgo.

Dobbiamo però distinguere queste tecnologie dalla robotica già integrata in alcune procedure laser. I sopracitati Preceyes, Luca e Horizon riguardano soprattutto la chirurgia intraoculare, retinica o della cataratta e sono ancora in differenti fasi di sviluppo, sperimentazione o disponibilità regolatoria. Non sono quindi, al momento, strumenti di uso routinario nella chirurgia refrattiva corneale.

Vantaggi e limiti della robotica oculare

L’integrazione di sistemi robotici in oftalmologia nasce soprattutto dalla necessità di lavorare su strutture estremamente piccole e delicate. Uno dei principali vantaggi della robotica oculare è la possibilità di tradurre i movimenti del chirurgo in micromovimenti più controllati, filtrando il naturale tremore della mano e aumentando la stabilità durante alcune procedure di precisione.

I sistemi più avanzati possono inoltre integrare imaging e strumenti di visualizzazione che aiutano il chirurgo a osservare le strutture oculari durante l’intervento. A questo si aggiunge una maggiore ripetibilità di alcuni passaggi: un sistema automatizzato può infatti eseguire un movimento programmato secondo parametri definiti, riducendo la variabilità legata all’esecuzione manuale.

Tra i potenziali vantaggi troviamo quindi:

  • maggiore precisione nell’esecuzione di micromovimenti;
  • controllo del tremore fisiologico della mano;
  • possibilità di integrare imaging e informazioni digitali durante la procedura;
  • maggiore ripetibilità di alcune fasi chirurgiche;
  • potenziale accesso a procedure particolarmente delicate, difficili da eseguire manualmente.

La robotica oculare ha ancora  limiti importanti. Le piattaforme più evolute sono molto costose,  sia dal punto di vista dell’acquisto e della manutenzione delle apparecchiature, sia dal punto di vista della formazione specifica degli operatori. 

Quando considerare la chirurgia refrattiva robotica

Se stai valutando un intervento per correggere miopia, astigmatismo o ipermetropia, la tecnologia utilizzata è solo uno degli aspetti da considerare. Prima di scegliere una procedura, il primo step è sempre una visita oculistica approfondita per verificare l’idoneità alla chirurgia refrattiva e individuare la tecnica più adatta alle caratteristiche dei tuoi occhi.

Non tutti i pazienti, infatti, sono candidati agli stessi trattamenti. Durante la valutazione preoperatoria, lo specialista prende in considerazione diversi elementi, tra cui:

  • lo spessore, la curvatura e la regolarità della cornea;
  • la stabilità del difetto visivo nel tempo;
  • il tipo e l’entità del difetto refrattivo;
  • la salute complessiva dell’occhio;
  • l’età e le esigenze visive;
  • le aspettative rispetto ai risultati dell’intervento.

Con tutte queste informazioni a disposizione, lo specialista di riferimento potrà procedere con una personalizzazione dell’intervento in base alle tue esigenze, utilizzando laser avanzati e funzioni automatizzate a supporto.

Se vuoi capire se la chirurgia refrattiva può essere indicata per i tuoi occhi, prenota una visita di idoneità in un centro Vista Vision. I nostri specialisti valuteranno il tuo caso e ti accompagneranno nella scelta del percorso più adatto alle tue esigenze visive.