Se durante una visita ti hanno detto che hai un angolo iridocorneale stretto, potresti sentir parlare di iridotomia YAG laser.
Questa procedura consiste nel creare una piccolissima apertura nell’iride, ma il motivo per cui viene eseguita non è sempre intuitivo.
Il foro serve a creare una via alternativa per il passaggio dell’umore acqueo, il liquido che circola nella parte anteriore dell’occhio. In alcune persone, infatti, la conformazione dell’occhio può ostacolarne il normale passaggio attraverso la pupilla. La pressione dietro l’iride può così spingerla in avanti e restringere ulteriormente l’angolo attraverso cui l’umore acqueo deve defluire.
L’iridotomia viene utilizzata proprio per intervenire su questo meccanismo, chiamato blocco pupillare. Avere un angolo stretto, però, non significa automaticamente avere un glaucoma né dover necessariamente fare il laser: l’oculista valuta quanto l’angolo sia a rischio di chiusura e quali siano le caratteristiche del tuo occhio.
Come il blocco pupillare può favorire la chiusura dell’angolo
Per capire a cosa serve l’iridotomia dobbiamo fare un passo indietro e capire il “percorso” dell’umore acqueo.
L’umore acqueo è un liquido che viene prodotto nella parte posteriore della camera anteriore dell’occhio. A questo punto, passa attraverso la pupilla e raggiunge lo spazio compreso tra cornea e iride. Nella periferia di questa zona si trova l’angolo iridocorneale, dove sono presenti le strutture attraverso cui avviene gran parte del deflusso.
Quando il passaggio attraverso la pupilla incontra una resistenza maggiore del normale, può crearsi una differenza di pressione tra la parte posteriore e quella anteriore dell’iride, il cosiddetto blocco pupillare.
L’iride tende allora a spostarsi in avanti. Se hai già un angolo iridocorneale stretto, questo movimento può ridurre ancora di più lo spazio disponibile fino, in determinate circostanze, alla chiusura dell’angolo.
Con l’iridotomia YAG laser viene realizzata una piccola apertura periferica nell’iride. L’umore acqueo può attraversarla senza dover passare esclusivamente dalla pupilla, contribuendo a riequilibrare la pressione ai due lati dell’iride e a ridurre la componente di blocco pupillare.
Il piccolo foro, quindi, non serve a “far uscire” direttamente il liquido dall’occhio, ma modifica il percorso che l’umore acqueo può seguire all’interno della parte anteriore dell’occhio.
Angolo stretto e rischio di glaucoma
Parlando di “angolo stretto”, una delle prime associazioni che si fanno è al glaucoma. In realtà, angolo stretto, chiusura dell’angolo e glaucoma ad angolo chiuso non sono tre modi diversi per indicare la stessa situazione.
Puoi avere un angolo anatomicamente stretto senza che sia presente un danno glaucomatoso. Se durante la valutazione l’oculista ritiene che l’angolo abbia caratteristiche che lo rendono suscettibile alla chiusura, può essere definito angolo occludibile.
La chiusura dell’angolo si verifica quando l’iride impedisce il normale accesso dell’umore acqueo alle strutture di deflusso. Può presentarsi in forme differenti e non coincide automaticamente con una diagnosi di glaucoma.
Il glaucoma ad angolo stretto o, più propriamente in determinati quadri, il glaucoma ad angolo chiuso, comporta invece una situazione in cui alla chiusura si associa un danno glaucomatoso del nervo ottico.
Per osservare direttamente la conformazione dell’angolo viene utilizzata la gonioscopia. Attraverso una lente specifica applicata all’occhio, l’oculista può vedere quanto l’angolo sia aperto, se siano presenti zone di chiusura e raccogliere informazioni utili per decidere come procedere.
Le indicazioni all’iridotomia laser dipendono da questa valutazione. Il trattamento può essere preso in considerazione quando il blocco pupillare contribuisce al rischio o alla presenza di chiusura dell’angolo, ma non viene eseguito automaticamente in chiunque abbia semplicemente un angolo più stretto.
Anche la pressione oculare, il nervo ottico e gli altri elementi emersi dalla visita entrano nella valutazione. Per approfondire come viene controllato il glaucoma puoi leggere la guida dedicata agli esami diagnostici oculari e quella sulla visita oculistica completa.
Cosa succede durante una seduta di YAG laser
Se l’oculista ti ha indicato l’iridotomia, sapere che cosa succede durante la seduta può rendere il nome della procedura un po’ meno “astratto”.
Iniziamo col dire che l’iridotomia YAG è una procedura ambulatoriale. Prima del trattamento vengono generalmente utilizzati dei colliri e viene praticata un’anestesia topica della superficie dell’occhio.
Per eseguire il trattamento, l’oculista utilizza una lente laser appoggiata sull’occhio. La lente permette di visualizzare l’iride e indirizzare con precisione il laser nel punto scelto.
Il laser Nd\:YAG sull’iride crea quindi una piccola apertura a tutto spessore. L’obiettivo non è rimuovere una parte estesa dell’iride, ma ottenere un passaggio sufficientemente aperto da permettere all’umore acqueo di muoversi tra le due camere attraverso la nuova via.
Durante la seduta puoi vedere luci intense e avvertire alcune sensazioni legate al trattamento. Non è utile fissare una durata identica per tutti: modalità e numero di applicazioni possono variare in base alle caratteristiche dell’iride e alla risposta al laser.
Terminata la procedura, non si considera comunque concluso il percorso. Ci sono alcuni aspetti da verificare subito dopo e nei controlli successivi.
Dopo l’iridotomia: pressione oculare e controlli
Uno dei primi parametri che viene controllato è la pressione all’interno dell’occhio. Dopo il laser può verificarsi un aumento della pressione intraoculare, generalmente transitorio, motivo per cui il controllo della pressione dopo l’iridotomia fa parte della gestione della procedura.
L’oculista verifica inoltre la pervietà dell’iridotomia, cioè che il piccolo foro realizzato nell’iride sia effettivamente aperto e consenta il passaggio dell’umore acqueo.
Nei controlli possono quindi essere valutati:
- pressione intraoculare;
- pervietà dell’iridotomia;
- conformazione dell’angolo;
- risposta dell’occhio al trattamento;
- eventuali segni di glaucoma già presenti.
Se sei seguito per glaucoma o per rischio di chiusura dell’angolo, il laser non sostituisce necessariamente i controlli successivi. Il follow-up del glaucoma, infatti, serve a verificare nel tempo anche la pressione e le condizioni del nervo ottico.
A seconda del tuo quadro, possono essere indicati esami specifici. Il campo visivo, per esempio, permette di studiare eventuali alterazioni della funzione visiva legate al glaucoma, mentre l’OCT può essere utilizzato per valutare strutture come il nervo ottico e le fibre nervose retiniche.
Se dopo il laser avverti un disturbo diverso da quanto ti è stato spiegato dal medico, soprattutto un dolore importante o un cambiamento evidente della vista, contatta il centro o lo specialista che ha eseguito il trattamento.
Quando il laser può non essere sufficiente
L’iridotomia interviene sul blocco pupillare. Se l’angolo rimane stretto o chiuso anche dopo che questo meccanismo è stato risolto, bisogna capire perché.
Una delle possibili configurazioni anatomiche è il plateau iris. In questi occhi la disposizione delle strutture dietro l’iride può mantenerne la parte periferica vicina all’angolo anche in presenza di un’iridotomia pervia. Il piccolo foro funziona, quindi, ma l’angolo può continuare a essere troppo stretto.
In casi selezionati può essere valutata l’iridoplastica, un trattamento laser che agisce sulla parte periferica dell’iride con un principio diverso rispetto all’iridotomia.
Anche il cristallino occupa spazio all’interno dell’occhio e può contribuire alla configurazione di un angolo stretto. Il rapporto tra cristallino e glaucoma ad angolo chiuso viene quindi preso in considerazione nella scelta del trattamento. In determinate situazioni lo specialista può valutare l’estrazione del cristallino come parte della gestione dell’angolo.
Non parliamo però di alternative all’iridotomia intercambiabili tra loro: iridotomia, iridoplastica ed eventuale chirurgia del cristallino agiscono su componenti anatomiche differenti e la scelta dipende dal meccanismo responsabile della chiusura.
Per questo anche dopo un’iridotomia riuscita è utile continuare i controlli indicati dall’oculista. Il foro può essere pervio, ma resta da verificare come si presenta l’angolo e se ci sono altri fattori da seguire nel tempo.
Se durante una visita ti è stato riscontrato un angolo iridocorneale stretto, oppure devi approfondire un possibile rischio di glaucoma ad angolo chiuso, è utile capire prima di tutto come è conformato l’angolo e se ci sono indicazioni a un trattamento.
Nei centri Vista Vision puoi sottoporti a una visita oculistica completa e agli esami diagnostici indicati dallo specialista. L’oculista potrà valutare la pressione oculare, le caratteristiche dell’angolo e gli altri elementi utili a stabilire il percorso più adatto al tuo caso.
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