Il cheratocono è una patologia della cornea che può compromettere progressivamente la qualità della vista, soprattutto se non viene diagnosticata e monitorata nel tempo. Nella maggior parte dei casi si può gestire la malattia con occhiali, lenti a contatto o trattamenti come il cross-linking corneale.
Nelle forme più avanzate o quando la cornea presenta cicatrici importanti, può essere necessario ricorrere a un trapianto di cornea.
La buona notizia è che oggi le tecniche chirurgiche sono sempre più evolute e permettono di ottenere ottimi risultati nella maggior parte dei pazienti.
In questa guida scoprirai quando il trapianto di cornea per cheratocono è realmente indicato, come si svolge l’intervento, quali sono i tempi di convalescenza, i risultati che è possibile aspettarsi e i limiti da conoscere prima di affrontare il percorso chirurgico.
Quando il cheratocono richiede il trapianto di cornea
Sappiamo che il cheratocono è una patologia progressiva che provoca l’assottigliamento e la deformazione della cornea, che tende ad assumere una forma conica anziché regolare. Per via di questa alterazione, il modo in cui la luce viene messa a fuoco sulla retina cambia, causando una riduzione della qualità visiva, aumento dell’astigmatismo e miopia, visione distorta e, nei casi più avanzati, una grande limitazione delle attività quotidiane.
Fortunatamente, oggi il trapianto di cornea è solo una delle possibili opzioni terapeutiche e viene preso in considerazione quando gli altri trattamenti non sono più sufficienti a garantire una buona funzione visiva o quando la cornea presenta un danno strutturale importante.
Nelle fasi iniziali e intermedie del cheratocono, infatti, la malattia può spesso essere gestita con occhiali, lenti a contatto specialistiche o procedure che mirano a rallentarne la progressione, come il cross-linking corneale.
Lo specialista può valutare il trapianto di cornea nei casi di cheratocono avanzato, quando una o più delle seguenti condizioni sono presenti:
- la deformazione della cornea è molto marcata e compromette in modo importante la qualità della vista;
- non è più possibile ottenere una correzione soddisfacente con occhiali o lenti a contatto;
- è presente un’importante intolleranza alle lenti rigide, che non consente più di utilizzarle in modo continuativo;
- il cross-linking non è indicato oppure non è sufficiente a controllare la progressione della malattia;
- gli anelli intrastromali non sono indicati o non hanno prodotto il risultato atteso;
- la cornea presenta cicatrici o opacità che riducono in modo significativo la trasparenza e la qualità visiva.
La decisione di ricorrere al trapianto non dipende esclusivamente dal grado di deformazione della cornea, ma soprattutto dall’impatto che la malattia ha sulla tua vista e sulla tua qualità di vita.
Tipi di trapianto corneale: lamellare vs perforante
Il trapianto di cornea non è un intervento uguale per tutti. La tecnica chirurgica viene scelta in base allo stadio del cheratocono e alle condizioni della cornea, con l’obiettivo di sostituire solo il tessuto realmente danneggiato quando possibile.
Oggi, nella maggior parte dei pazienti con cheratocono, si tende a preferire procedure che preservano gli strati sani della cornea, poiché consentono di ridurre alcuni rischi e favorire un recupero più sicuro. Solo in situazioni particolari è necessario ricorrere a un trapianto a tutto spessore.
Cheratoplastica lamellare anteriore profonda (DALK)
La cheratoplastica lamellare anteriore profonda (DALK) è la tecnica di riferimento per molti pazienti con cheratocono avanzato. Durante l’intervento vengono sostituiti gli strati anteriori della cornea, mentre viene preservato l’endotelio, cioè lo strato più interno, se ancora sano.
Questa procedura è indicata quando il cheratocono ha compromesso la struttura della cornea senza coinvolgerne gli strati più profondi.
Tra i principali vantaggi della DALK vi sono:
- conservazione dell’endotelio del paziente;
- minore rischio di rigetto rispetto al trapianto a tutto spessore;
- migliore stabilità della cornea nel lungo periodo;
- riduzione del rischio di alcune complicanze intraoculari.
Non tutti i pazienti, però, sono candidati a questa tecnica. La scelta dipende dalle caratteristiche della cornea e dalla valutazione effettuata dallo specialista.
Cheratoplastica perforante
La cheratoplastica perforante prevede invece la sostituzione dell’intero spessore della cornea con una cornea donatrice.
Questa tecnica viene presa in considerazione quando il danno interessa tutti gli strati corneali oppure quando non è possibile eseguire una DALK, ad esempio in presenza di cicatrici profonde o di altre alterazioni che coinvolgono anche l’endotelio.
Pur essendo una procedura consolidata e con ottime percentuali di successo, la cheratoplastica perforante ha un recupero generalmente più lungo, oltre ad avere un rischio di rigetto leggermente superiore rispetto al trapianto lamellare.
La scelta tra cheratoplastica lamellare anteriore profonda (DALK) e cheratoplastica perforante viene sempre effettuata dopo una valutazione specialistica completa.
Preparazione e procedura chirurgica
Il trapianto di cornea è un intervento che richiede un’attenta valutazione preoperatoria. Prima della chirurgia, lo specialista esegue una visita oculistica completa e una serie di esami diagnostici per confermare l’indicazione all’intervento, valutare lo stato della cornea e scegliere la tecnica chirurgica più adatta.
Nella maggior parte dei casi, il trapianto di cornea viene eseguito in regime di day surgery o con una breve degenza e si svolge in anestesia locale, spesso associata a una leggera sedazione per rendere l’intervento più confortevole. In alcune situazioni particolari può essere indicata l’anestesia generale.
Le principali fasi dell’intervento sono:
- preparazione dell’occhio e dell’area chirurgica in ambiente sterile;
- rimozione della porzione di cornea danneggiata, secondo la tecnica chirurgica scelta;
- posizionamento del tessuto corneale del donatore, oppure del lembo corneale nel caso di alcune procedure lamellari;
- fissaggio della cornea mediante sottilissime suture, che mantengono il tessuto in posizione durante la fase di guarigione.
La durata dell’intervento può variare in base alla tecnica utilizzata e alla complessità del caso, ma generalmente è compresa tra una e due ore.
Al termine della procedura viene applicata una medicazione protettiva e il paziente riceve le indicazioni da seguire nei giorni successivi, insieme alla terapia farmacologica necessaria per favorire la guarigione e ridurre il rischio di complicanze.
Recupero e tempi di convalescenza
Il recupero dopo un trapianto di cornea è graduale e i tempi possono variare in base alla tecnica chirurgica utilizzata, alla risposta individuale alla guarigione e all’eventuale presenza di complicanze.
Specifichiamo che, nei primi giorni dopo l’intervento, è normale avvertire un lieve fastidio, una sensazione di corpo estraneo, lacrimazione o una visione ancora sfocata. Tutti questi sintomi tenderanno ad attenuarsi e sparire con il passare dei giorni.
Rispetto ai tempi di recupero, ci sono delle variabili legate al tipo di interventi:
- Dopo una cheratoplastica lamellare anteriore profonda (DALK), il recupero visivo è generalmente più rapido. In molti pazienti si osserva un miglioramento progressivo nell’arco di alcuni mesi, anche se la stabilizzazione completa può richiedere più tempo:
- Dopo una cheratoplastica perforante, invece, la guarigione è generalmente più lenta. La qualità della visione migliora gradualmente e il risultato definitivo può essere raggiunto anche dopo 12 mesi dall’intervento.
Per quanto riguarda, invece, la rimozione dei punti dopo l’intervento, questa non avviene tutta insieme, ma viene programmata gradualmente dallo specialista in base all’andamento della cicatrizzazione, alla stabilità della cornea e all’eventuale presenza di astigmatismo residuo. Nella maggior parte dei casi, questo processo si svolge nell’arco di diversi mesi e può contribuire anche a migliorare la qualità della visione.
Risultati attesi e longevità del trapianto
Le percentuali di successo del trapianto di cornea sono molto alte. Questo risultato è possibile anche grazie a una caratteristica della cornea: si tratta infatti di un tessuto privo di vasi sanguigni, condizione che riduce il rischio di rigetto rispetto ad altri tipi di trapianto.
Nella maggior parte dei pazienti, l’intervento permette di aumentare notevolmente la qualità della visione e di recuperare una buona funzionalità visiva. Allo stesso tempo, però, consideriamo fondamentale avere aspettative realistiche nei confronti di questo trattamento: il trapianto non restituisce automaticamente una vista “perfetta” e, anche dopo la completa guarigione, potrebbe essere necessario utilizzare occhiali o lenti a contatto per correggere eventuali difetti refrattivi residui.
La durata del trapianto dipende da diversi fattori, tra cui la tecnica chirurgica utilizzata, la risposta individuale dell’organismo e il rispetto dei controlli e della terapia postoperatoria.
Nel caso della cheratoplastica lamellare anteriore profonda (DALK), la prognosi può essere ancora più favorevole. Consideriamo che, secondo gli esperti della Società Internazionale Cornea, Cellule Staminali e Superficie Oculare (SICCSO) e della Società Italiana Scienze Oftalmologiche (SISO), in Italia il 60% degli interventi di questo tipo sono mini-invasivi (con tecnica lamellare) e con un rischio bassissimo di complicanze.
Complicanze e limiti reali
Come qualsiasi procedura chirurgica, il trapianto di cornea non è privo di possibili complicanze e non garantisce un recupero visivo identico per tutti.
Tra le possibili complicanze rientrano:
- Rigetto corneale: sebbene la cornea sia un tessuto poco vascolarizzato e quindi meno soggetto al rigetto rispetto ad altri organi, questa eventualità è comunque possibile;
- Infezioni: possono verificarsi soprattutto nelle prime fasi del recupero, motivo per cui è fondamentale seguire scrupolosamente la terapia prescritta e le indicazioni dello specialista;
- Astigmatismo post-operatorio: durante la guarigione può svilupparsi un astigmatismo, talvolta irregolare, che può influenzare la qualità della visione;
- Recupero visivo non completo: anche dopo un intervento riuscito, potrebbero persistere difetti refrattivi che rendono necessario l’utilizzo di occhiali o lenti a contatto;
- Trattamenti aggiuntivi: in alcuni casi, una volta completata la guarigione, lo specialista può valutare ulteriori procedure per migliorare la qualità visiva, come interventi refrattivi o altri trattamenti specifici.
La maggior parte di queste complicanze può essere riconosciuta precocemente grazie ai controlli post-operatori. Ragion per cui è importantissimo non saltare le visite di follow-up e contattare tempestivamente lo specialista in caso di sintomi come dolore, arrossamento improvviso, peggioramento della vista o aumento della sensibilità alla luce.
Se ti è stato diagnosticato un cheratocono o hai notato un peggioramento della qualità della vista, non aspettare che la malattia progredisca. Nei centri Vista Vision puoi sottoporti a una visita specialistica con esami diagnostici dedicati per valutare lo stato della cornea, monitorare l’evoluzione del cheratocono e individuare il trattamento più indicato.

