Cheratocono

Cos'è, sintomi, trattamenti e cura

Cos'è il cheratocono?

Il cheratocono è una patologia oculare degenerativa non infiammatoria che colpisce la porzione centrale della cornea che si assottiglia progressivamente e si curva in modo accentuato e anomalo verso l’esterno.

Si manifesta in genere in età adolescenziale e con frequenza maggiore nel sesso femminile. Tende ad arrestarsi spontaneamente attorno ai 40 anni.
Sintomi cheratocono come riconoscerli
Paziente che ha preso appuntamento per visita diagnosi cheratocono
Di solito colpisce entrambi gli occhi, anche se non in contemporanea, provocando disturbi visivi progressivi come:
Talvolta il cheratocono può progredire più rapidamente, provocando la comparsa di edema e cicatrici corneali. Le anomalie o lesioni della cornea associate al cheratocono possono influenzare in modo significativo la capacità di eseguire compiti semplici, come guidare, guardare la televisione o leggere un libro.
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vista vision donna intervento laser

Sintomi e diagnosi del cheratocono

I sintomi del cheratocono possono comprendere:
Per diagnosticare il cheratocono in fase molto iniziale è fondamentale effettuare una visita oculistica nei bambini nelle tappe dei 3-6-12 anni e non appena si avverta una visione disturbata o diversa dal solito.
Cheratocono che cos'è
Gli effetti collaterali del cheratocono
La diagnosi più moderna si avvale di strumentazioni all’avanguardia per eseguire esami specifici come tomografia, pachimetria, cheratometria e OCT (Tomografia a Coerenza Ottica Comuperizzata: scopri di più).

Si tratta di tecnologia avanzata capace di fornire informazioni precise e dettagliate sull’anatomia e sulla morfologia della cornea, nello specifico sullo spessore corneale in ogni punto permettendo di seguire e monitorare l’evoluzione nel tempo.

Trattamenti e cure: il Cross-Linking

La riabilitazione visiva nel cheratocono si ottiene difficilmente con l’uso di occhiali, più facilmente con l’uso di lenti correttive. Si tratta di lenti corneali a contatto per cheratocono, costruite su misura per il singolo paziente sulla base della topografia corneale, che riescono a migliorare la capacità visiva.

È possibile, inoltre, ricorrere alla terapia parachirurgica non invasiva di ultima generazione del Cross-Linking corneale (CXL) per arrestare e in alcuni casi bloccare l’evoluzione del cheratocono, che in casi peggiori conduce al trapianto di cornea.

Il Cross-Linking è una metodica che tende ad incrementare la resistenza del tessuto corneale evitando il progressivo continuo sfiancarsi della cornea ed il concomitante deterioramento visivo percepito dal paziente. Viene eseguito in anestesia locale e dura all’incirca un’ora.

Dopo un’iniziale disepitelizzazione corneale viene installata sulla superficie della cornea una soluzione a base di destrano e riboflavina (Vitamina B2). Successivamente un laser a raggi ultravioletti (raggi UV-A) attiva questa soluzione che impacchetta le fibre corneali consolidando i vari strati lamellari che compongono la superficie della cornea. Il decorso postoperatorio comprende controlli giornalieri fino a riepitelizzazione avvenuta.

Nei casi in cui il cheratocono sia talmente avanzato da provocare una riduzione del visus non recuperabile, è necessario il trapianto di cornea.

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Domande frequenti sul cheratocono

Il cheratocono ereditario esiste: la familiarità per il cheratocono è un fattore di rischio reale e documentato. Chi ha un familiare di primo grado con questa condizione ha una probabilità maggiore di svilupparla rispetto alla popolazione generale, motivo per cui in presenza di casi in famiglia si raccomanda uno screening corneale anche in assenza di sintomi.

Detto questo, la familiarità nel cheratocono non è l’unica strada attraverso cui la malattia si manifesta. La maggior parte dei casi si presenta in modo sporadico, senza che ci sia una storia familiare evidente. Il cheratocono ha un’origine multifattoriale: fattori genetici, biochimici e ambientali concorrono allo sviluppo della malattia in modi che variano da persona a persona.

L’astigmatismo comune è una condizione molto diffusa in cui la cornea non è perfettamente sferica ma ha una curvatura leggermente ovale, simile a quella di un pallone da rugby. Questa irregolarità è regolare e simmetrica: si corregge bene con occhiali o lenti a contatto morbide standard, e nella maggior parte dei casi non progredisce in modo significativo.

L’astigmatismo da cheratocono è una cosa diversa. In questo caso l’irregolarità della cornea non è simmetrica ma progressiva e disomogenea: la cornea si assottiglia e si deforma, creando una distorsione ottica che varia a seconda della zona e che tende a peggiorare nel tempo. Questa irregolarità è spesso non correggibile (o correggibile solo parzialmente) con occhiali convenzionali: le immagini risultano distorte, sdoppiate o sfumate in modo che i normali mezzi correttivi non riescono a compensare completamente.

Riteniamo fondamentale avere aspettative corrette sul cross-linking per il cheratocono. L’obiettivo principale di questa procedura è stabilizzare il cheratocono, non garantire un recupero della vista. Il cross-linking agisce rinforzando le fibre di collagene corneale, aumentando la rigidità strutturale della cornea e rallentando o arrestando la progressione della malattia.

In alcuni pazienti si osserva un miglioramento visivo dopo la procedura, ma non è un risultato prevedibile né garantito per tutti. Parlando di cross-linking del cheratocono, il recupero della vista non è il criterio con cui viene valutata l’indicazione all’intervento: ciò che conta è bloccare l’avanzamento prima che la deformazione corneale diventi tale da rendere necessarie soluzioni più invasive.

Eseguito nelle fasi iniziali, quando la cornea ha ancora uno spessore adeguato e la progressione è documentata, il cross-linking è oggi considerato il trattamento di riferimento per la stabilizzazione. 

Sì. Strofinare gli occhi nel cheratocono è uno dei comportamenti più sconsigliati dai clinici. Lo sfregamento meccanico ripetuto sulla cornea, specialmente se energico e frequente, esercita una pressione che, nel tempo, può favorire l’assottigliamento e la progressione della deformazione corneale. Le evidenze scientifiche disponibili indicano lo sfregamento degli occhi come uno dei principali fattori di rischio modificabili per la progressione del cheratocono.

Un contesto in cui questo diventa particolarmente rilevante è quello dell’allergia oculare nel cheratocono: il prurito intenso causato da allergie spinge molti pazienti a sfregarsi gli occhi con frequenza, innescando un circolo vizioso. Per questo motivo, chi ha cheratocono o una predisposizione documentata dovrebbe gestire attivamente le allergie oculari, con il supporto dell’oculista e, se necessario, dell’allergologo, per eliminare o ridurre al minimo lo stimolo al prurito prima ancora di cedere allo sfregamento.

Il cheratocono si sviluppa lentamente e i sintomi iniziali possono essere facilmente confusi con un semplice peggioramento della vista. I segnali più frequenti sono:

  • Vista sfocata o distorta, spesso non completamente correggibile con occhiali
  • Astigmatismo che cambia rapidamente nel tempo, con frequenti variazioni della prescrizione ottica
  • Visione doppia o “fantasma” con un solo occhio aperto (monoculare)
  • Aloni e abbagliamenti intorno alle luci, soprattutto di notte
  • Sensibilità aumentata alla luce (fotofobia)
  • Difficoltà nella visione notturna, con peggioramento in condizioni di scarsa illuminazione
  • Necessità di cambiare spesso la prescrizione degli occhiali senza raggiungere una correzione soddisfacente

I sintomi si manifestano tipicamente tra i 10 e i 25 anni e tendono a progredire fino ai 30-35 anni, per poi spesso stabilizzarsi. In molti casi il cheratocono colpisce entrambi gli occhi, ma in modo asimmetrico.

Il percorso terapeutico dipende dallo stadio della malattia e dalla sua velocità di progressione. Le opzioni disponibili si suddividono in due categorie principali: quelle che agiscono sulla progressione e quelle che puntano a correggere la visione.

Per stabilizzare la progressione il trattamento d’elezione è il cross-linking corneale, che rinforza le fibre di collagene della cornea per arrestarne il deterioramento.

Per correggere la visione:

  • Lenti a contatto rigide gas permeabili (RGP) o lenti sclerali: creano una superficie ottica regolare davanti alla cornea irregolare, compensando l’astigmatismo irregolare che gli occhiali non riescono a correggere. Sono spesso il cardine della gestione visiva nel cheratocono.
  • Anelli intracorneali (ICRS): segmenti semicircolari impiantati nello stroma corneale per regolarizzare la forma della cornea e migliorare la qualità visiva.
  • Lenti fachiche: impiantabili all’interno dell’occhio, valutate in casi selezionati con cheratocono stabile e spessore corneale adeguato.
  • Trapianto di cornea (cheratoplastica): riservato ai casi avanzati in cui le altre soluzioni non garantiscono più una qualità visiva accettabile.

Il trattamento è sempre personalizzato. Lo specialista definisce il percorso sulla base della progressione, dell’età, dello spessore corneale e delle aspettative visive del paziente.

In linea generale, no. La chirurgia refrattiva laser (come LASIK, PRK o SMILE è controindicata nei pazienti con cheratocono attivo o sospettato. Queste procedure rimuovono tessuto corneale per modificarne la curvatura: su una cornea già assottigliata e strutturalmente compromessa, questo può accelerare significativamente la deformazione e portare a un peggioramento grave e irreversibile della vista.

È per questo che lo screening pre-operatorio per la chirurgia refrattiva include sempre una topografia e tomografia corneale: individuare un cheratocono anche lieve o subclinico (forme fruste) prima di procedere è fondamentale per la sicurezza del paziente.

Se hai il cheratocono e stai valutando di liberarti degli occhiali, il primo passo è una visita specialistica: non per escludere il laser in assoluto, ma per capire quale percorso sia davvero sicuro e appropriato per il tuo caso.