applicazione di lacrime artificiali

Blefarite e infiammazione ricorrente del margine palpebrale

Indice

La blefarite è un’infiammazione del bordo delle palpebre che può provocare prurito, bruciore, arrossamento e la comparsa di piccole croste alla base delle ciglia. In alcuni periodi i disturbi possono essere quasi assenti, mentre in altri tornano a farsi sentire, motivo per cui chi ne soffre tende spesso ad avere episodi ricorrenti.

La blefarite non riguarda però soltanto la pelle delle palpebre. In alcune forme sono coinvolte anche le ghiandole di Meibomio, che producono una parte importante delle lacrime, e questo spiega perché blefarite e occhio secco siano spesso collegati. Potresti quindi accorgerti non solo di avere le palpebre irritate, ma anche di sentire gli occhi secchi, stanchi o come se avessi qualcosa dentro.

Capire quale parte del margine palpebrale è maggiormente interessata aiuta l’oculista a scegliere la gestione più adatta, soprattutto quando il problema tende a ripresentarsi.

Cos’è la blefarite?

La blefarite è un’infiammazione del margine palpebrale, cioè la zona delle palpebre da cui nascono le ciglia.

Può provocare arrossamento, prurito alle palpebre, bruciore e piccole croste alla base delle ciglia e, quando sono coinvolte anche le ghiandole di Meibomio, può associarsi a secchezza e irritazione degli occhi. Spesso tende a ripresentarsi nel tempo, alternando periodi in cui i sintomi sono più evidenti ad altri in cui il fastidio diminuisce.

Blefarite anteriore e posteriore: cosa cambia

La blefarite anteriore interessa soprattutto la zona esterna del bordo palpebrale, vicino alla base delle ciglia. Puoi notare arrossamento, piccole squame o croste sulle ciglia, insieme a prurito e bruciore che possono essere più fastidiosi in alcuni momenti della giornata.

La blefarite posteriore coinvolge invece soprattutto le ghiandole di Meibomio, che si trovano all’interno delle palpebre e rilasciano una sostanza oleosa sulla superficie dell’occhio. Questa componente serve a rallentare l’evaporazione delle lacrime: quando le ghiandole funzionano male o il loro contenuto diventa troppo denso, il normale equilibrio del film lacrimale può alterarsi.

Si parla in questo caso di disfunzione delle ghiandole di Meibomio, spesso abbreviata con la sigla MGD. Le aperture delle ghiandole possono apparire ostruite e le secrezioni possono cambiare consistenza, con la conseguenza che l’occhio tende a perdere più facilmente la sua normale lubrificazione.

Le due forme non sono necessariamente separate in maniera netta: puoi avere segni sia anteriori sia posteriori e, durante la visita, l’oculista osserva l’intero bordo della palpebra proprio per capire quali elementi siano presenti.

Il rapporto tra blefarite, bruciore e occhio secco

Se soffri di blefarite e hai spesso bruciore agli occhi, la sensazione può dipendere anche da ciò che succede sulla superficie oculare. Il film lacrimale, cioè il sottile strato di lacrime che ricopre l’occhio ogni volta che sbatti le palpebre, deve rimanere sufficientemente stabile per proteggere e lubrificare la superficie.

Le ghiandole di Meibomio contribuiscono a questo equilibrio producendo la parte più oleosa delle lacrime. Se il loro funzionamento è alterato, le lacrime possono evaporare più velocemente e l’occhio può diventare più facilmente secco e irritato. Proprio per questo motivo blefarite e occhio secco possono presentarsi insieme e alimentare disturbi simili.

Oltre al bruciore potresti sentire sabbia negli occhi, avere una maggiore sensibilità alla luce, lacrimare oppure vedere leggermente appannato in alcuni momenti. Può sembrare strano avere lacrimazione quando l’occhio è secco, ma le due cose non sono incompatibili: un occhio irritato può reagire producendo più lacrime, senza che queste riescano necessariamente a rimanere stabili sulla superficie.

Anche l’arrossamento può essere presente, ma non è un segno specifico della blefarite.

Rosacea, dermatite, Demodex e disfunzione delle ghiandole di Meibomio

Quando la blefarite continua a tornare, durante la visita può essere utile cercare eventuali condizioni associate. Ciò non significa che debba esserci necessariamente un’altra malattia alla base: la blefarite ricorrente può avere caratteristiche differenti da persona a persona e più fattori possono coesistere.

Tra quelli che l’oculista può prendere in considerazione ci sono:

  • la rosacea oculare, che può interessare le palpebre e associarsi ad alterazioni delle ghiandole di Meibomio;
  • la dermatite seborroica, soprattutto quando sono presenti squame e irritazione anche in altre zone della pelle;
  • il Demodex sulle palpebre, un piccolo acaro che vive nei follicoli e che, quando presente in quantità elevate, può essere associato ad alcune forme di blefarite;
  • la disfunzione delle ghiandole di Meibomio, che può rendere meno stabile il film lacrimale e contribuire alla secchezza oculare.

Anche una dermatite della zona perioculare può provocare prurito e arrossamento, ma non coincide necessariamente con una blefarite. Se il problema interessa soprattutto la pelle della palpebra, può essere legato anche a cosmetici, prodotti per il viso, colliri o sostanze che raggiungono indirettamente la zona attraverso le mani.

Un altro disturbo che può comparire in chi ha un margine palpebrale frequentemente infiammato è l’orzaiolo. In questo caso, però, tende a comparire un nodulo doloroso sulla palpebra dovuto all’infiammazione di una singola ghiandola, mentre la blefarite interessa in maniera più diffusa il bordo palpebrale.

Cosa valuta l’oculista durante l’esame del margine palpebrale

La diagnosi di blefarite parte soprattutto dall’osservazione delle palpebre e della superficie dell’occhio. Durante l’esame del margine palpebrale, l’oculista controlla la base delle ciglia, l’eventuale presenza di croste o squame, l’arrossamento e le aperture delle ghiandole di Meibomio.

Con la lampada a fessura si possono osservare queste strutture ingrandite e controllare contemporaneamente la superficie dell’occhio. Se ci sono segni di disfunzione delle ghiandole di Meibomio, lo specialista può valutarne le secrezioni e verificare se le aperture risultano ostruite.

Un’altra parte della valutazione riguarda il film lacrimale, soprattutto se insieme ai disturbi palpebrali riferisci bruciore, sensazione di sabbia o altri sintomi compatibili con l’occhio secco. In questo modo si può capire se l’infiammazione delle palpebre sta avendo conseguenze anche sulla lubrificazione della superficie oculare.

Chiariamo che non sempre servono esami complessi e, anzi, la visita permette già di raccogliere molte delle informazioni necessarie; gli eventuali esami diagnostici vengono scelti in base a ciò che emerge e ai sintomi che riferisci.

Se invece il problema principale è una lesione o un nodulo che rimane sulla palpebra, la valutazione può essere diversa, perché esistono anche numerose neoformazioni benigne delle palpebre che non hanno nulla a che vedere con la blefarite.

Igiene e trattamenti mirati per gestire le recidive

La blefarite tende spesso ad avere un andamento ricorrente, quindi il trattamento della blefarite non riguarda soltanto i giorni in cui le palpebre sono particolarmente irritate. In molti casi una corretta igiene palpebrale, eseguita con regolarità e con prodotti adatti alla zona oculare, aiuta a tenere pulito il margine delle palpebre e a gestire meglio i periodi in cui i sintomi tornano.

Quando sono coinvolte le ghiandole di Meibomio, possono essere consigliati anche impacchi caldi sulle palpebre. Il calore deve essere confortevole e non eccessivo, perché l’obiettivo è favorire la fluidificazione delle secrezioni senza irritare una zona della pelle particolarmente delicata. In alcuni casi può essere indicato anche il massaggio delle ghiandole di Meibomio, ma è preferibile farsi spiegare dall’oculista come eseguirlo e se sia adatto al proprio quadro.

Se è presente anche secchezza oculare, le lacrime artificiali possono aiutare ad alleviare alcuni disturbi della superficie dell’occhio. Non risolvono però automaticamente il problema delle palpebre e la scelta del trattamento dipende dalla forma di blefarite e dai fattori associati.

Antibiotici, antinfiammatori o altri farmaci possono essere utilizzati in situazioni specifiche, ma non sono necessari per tutte le blefariti e non andrebbero recuperati autonomamente da vecchie prescrizioni. Se il disturbo continua a ripresentarsi, è più utile capire che cosa stia mantenendo l’infiammazione e impostare una gestione adatta nel tempo.

Se hai spesso prurito alle palpebre, bruciore, croste alla base delle ciglia o sintomi di occhio secco che continuano a tornare, una visita permette di controllare il margine palpebrale e capire se si tratta di blefarite o se c’è un altro problema da approfondire.

Nei centri Vista Vision puoi effettuare una visita oculistica completa.

Trova il centro Vista Vision più vicino a te oppure prenota una visita oculistica.