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Lezioni on-line: come proteggere la tua vista

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Circa un mese dopo l’inizio dell’attività scolastica, molti studenti si ritrovano a fare il conto con l’alternanza tra lezioni in presenza e da remoto. Anche nelle ultime disposizioni degli organi competenti viene ribadita l’importanza delle “forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica”: è previsto, infatti, che la didattica a distanza possa essere incrementata (pur rimanendo complementare a quella in presenza).

Milioni di giovani, dunque, sono tornati sui libri che spesso sono in versione digitale. Il rischio è quello di affaticare la vista. Abbiamo affrontato il tema con il nostro team di ortottiste (curiosità: “ortottica” deriva dal greco “orthos” dritto, regolare, e “optiké” visione, l’atto di vedere) ed ecco i loro consigli.

Studiare in un ambiente ben illuminato e ventilato.

È fondamentale svolgere l’attività di studio in un ambiente che permetta un buon comfort visivo.

  • L’illuminazione, infatti, intesa in termini sia quantitativi sia qualitativi (contrasti di intensità luminosa, direzione della luce, ecc..) è tra i principali fattori che incidono sul potenziale sforzo visivo.
  • Inoltre, un ambiente chiuso e privo di ventilazione incide sulla corretta lubrificazione dell’occhio che viene già compromessa dall’alto grado di concentrazione che lo studio richiede.
  • Una conseguenza di uno stato di alta concentrazione è, infatti, la riduzione del numero di ammiccamenti palpebrali, i quali incidono sulla corretta lubrificazione dell’occhio. Può capitare anche che si verifichi una iperlacrimazione (ossia sentire uno o entrambi gli occhi pieni di lacrime) dietro la quale si può nascondere una sindrome di occhio secco.

Cambiare di tanto in tanto le distanze della messa a fuoco.

Quando si studia a lungo su un libro o uno schermo, i muscoli ciliari dell’occhio rimangono in contrazione prolungata per mantenere la messa a fuoco ravvicinata, generando quello che viene chiamato affaticamento accomodativo (o astenopia).

Un rimedio semplice ed efficace è la regola del 20-20-20: ogni 20 minuti, distogliere lo sguardo dallo schermo e fissare un punto a circa 6 metri di distanza per almeno 20 secondi. Questo esercizio consente ai muscoli oculomotori coinvolti nella convergenza di rilassarsi, riducendo la sensazione di stanchezza, visione sfocata e mal di testa.

Evitare le lenti a contatto.

Durante sessioni intense di studio o utilizzo prolungato di device digitali, le lenti a contatto aumentano significativamente il rischio di secchezza oculare. Il motivo è duplice: la già ridotta frequenza di ammiccamento durante la concentrazione fa sì che le lenti tendano a seccarsi più rapidamente, riducendo il comfort e provocando bruciore e arrossamento.

Gli specialisti raccomandano di limitare l’uso delle lenti a contatto a un massimo di 6-8 ore al giorno, ricorrendo agli occhiali durante le sessioni di studio, e di utilizzare colliri idratanti protettivi quando l’uso non è evitabile. Chi porta lenti a contatto e avverte sintomi persistenti potrebbe anche dover valutare con il proprio ottico un cambio di materiale o design della lente, più adatto all’uso prolungato davanti agli schermi.

Attivare il filtro “protezione occhi” nei device che lo consentono.

I device digitali emettono luce blu ad alta energia (HEV), che contribuisce all’affaticamento visivo, alla secchezza oculare, alle cefalee e, soprattutto la sera, ai disturbi del sonno. Attivare la modalità “protezione occhi” (chiamata anche Night ModeEye Comfort o Riduzione luce blu a seconda del dispositivo) applica una sovrapposizione di tonalità calde allo schermo, spostando la temperatura del colore verso i toni giallo-ambrati e riducendo così l’emissione di luce blu.

Per chi usa schermi che non dispongono di questa funzione nativa, esistono filtri fisici anti-luce blu da applicare al monitor e app dedicate.

Effettuare una visita oculistica e controlli periodici.

In età adolescenziale e giovanile i difetti refrattivi (miopia, ipermetropia, astigmatismo) sono spesso instabili e in evoluzione, rendendosi talvolta evidenti proprio durante periodi di sovraccarico visivo. Una visita oculistica completa comprende l’esame della refrazione, il controllo del segmento anteriore dell’occhio (cornea, iride, cristallino), la valutazione degli annessi oculari e, se indicato, l’esame del fondo oculare.

Per chi porta già gli occhiali, un controllo periodico permette di verificare che la gradazione delle lenti sia ancora corretta e adeguata; per chi non li porta, è l’occasione per rilevare precocemente un vizio refrattivo non ancora diagnosticato. In caso di sintomi come secchezza persistente, bruciore o lacrimazione, lo specialista potrà inoltre prescrivere lacrime artificiali o altri trattamenti mirati per la sindrome dell’occhio secco.

Infine non va dimenticato che in età adolescenziale e giovanile i difetti refrattivi non sempre sono stabili. In un momento in cui è probabile un sovraccarico della vista è utile effettuare una visita oculistica o un controllo periodico circa la propria condizione visiva per evitare il rischio di un possibile peggioramento della vista sia per chi già utilizza una correzione sia per coloro che non ne hanno mai fatto uso. Per chi porta gli occhiali, è importante sapere se la gradazione delle proprie lenti è corretta. Per chi non li porta, è importante riconoscere fin dal principio la presenza o meno di un vizio refrattivo da correggere.