Quando si parla di inquinamento e salute degli occhi, l’attenzione si concentra quasi sempre sugli occhiali, sui materiali delle montature o sui rifiuti plastici più visibili. Esiste però un impatto ambientale molto meno noto e spesso sottostimato: quello delle lenti a contatto.
Oggi circa 150 milioni di persone nel mondo utilizzano lenti a contatto, di cui circa 3 milioni in Italia. Il loro impiego quotidiano, soprattutto nelle versioni usa e getta, comporta una produzione costante di rifiuti. A differenza degli occhiali, che hanno una lunga durata e un ciclo di sostituzione più lento, le lenti a contatto vengono cambiate frequentemente e, se smaltite in modo scorretto, finiscono facilmente nell’ambiente.
Dal punto di vista dei materiali, le lenti a contatto sono realizzate con polimeri plastici avanzati, progettati per essere biocompatibili, resistenti e stabili nel tempo. Proprio queste caratteristiche le rendono non biodegradabili. Una volta disperse nell’ambiente, le lenti non si degradano, ma tendono a frammentarsi in microplastiche, con un potenziale impatto sugli ecosistemi acquatici.
Pensa che ci sono degli studi condotti negli Stati Uniti che hanno evidenziato come una quota significativa di utilizzatori (tra il 15 e il 20%) getti le lenti usate nel lavandino o nel WC. In questo modo, le lenti attraversano i sistemi fognari e raggiungono gli impianti di trattamento delle acque reflue, dove possono accumularsi e finire nei corsi d’acqua. È stato stimato che ogni anno fino a 10 tonnellate di lenti a contatto possano confluire nelle acque reflue statunitensi, depositandosi sui fondali e rappresentando un rischio per pesci e altri organismi acquatici.
Come medici, riteniamo fondamentale portare attenzione su questo tema: informare correttamente su uso consapevole e smaltimento corretto è un modo per tutelare sia la tua vista, sia l’ambiente.
Dallo scarico al mare: microplastiche e inquinamento invisibile
Quando una lente a contatto viene gettata nello scarico del lavandino del WC, il suo percorso non si interrompe con l’eliminazione domestica, ma prosegue all’interno del ciclo dei rifiuti idrici. Le lenti a contatto, realizzate con polimeri plastici complessi, attraversano gli impianti di trattamento delle acque reflue, che non sono progettati per rimuovere in modo specifico questi materiali di dimensioni ridotte.
Durante i processi di depurazione, le lenti non si degradano, ma al contrario subiscono un progressivo indebolimento strutturale. L’azione combinata di trattamenti meccanici, chimici e biologici favorisce la frammentazione delle lenti, con la formazione di microplastiche da lenti a contatto. Queste particelle possono accumularsi nei fanghi di depurazione oppure superare i sistemi di filtrazione e raggiungere le acque superficiali.
I fanghi prodotti dagli impianti vengono spesso riutilizzati in ambito agricolo, creando un collegamento diretto tra il ciclo dei rifiuti urbani e gli ecosistemi terrestri. Allo stesso tempo, le microplastiche che entrano nei corsi d’acqua contribuiscono all’inquinamento marino, depositandosi sui fondali o restando in sospensione nella colonna d’acqua.
Negli ambienti acquatici, le microplastiche possono essere scambiate per cibo da pesci e altri organismi, entrando nella catena alimentare. Questo fenomeno rende l’inquinamento marino da lenti a contatto particolarmente “insidioso”: invisibile a occhio nudo, ma potenzialmente persistente e cumulativo nel tempo.
Smaltimento corretto: cosa fare (e cosa evitare)
Ridurre l’impatto ambientale delle lenti a contatto è possibile, a patto di conoscere come smaltire le lenti a contatto in modo corretto. Come abbiamo visto, questi dispositivi non possono essere eliminati insieme all’acqua e richiedono alcune attenzioni specifiche.
Di seguito trovi le best practice da seguire per uno smaltimento responsabile:
- Le lenti a contatto usate vanno sempre gettate nel rifiuto secco/indifferenziato, mai nel WC o nel lavandino. Anche se piccole, sono composte da polimeri plastici non biodegradabili;
- Per quanto riguarda, invece, il contenitore delle lenti e riciclo, una volta esaurito o sostituito, va conferito nella raccolta della plastica, se previsto dal regolamento comunale, dopo averlo svuotato e risciacquato;
- Ii flaconi dei liquidi per lenti a contatto devono essere svuotati; il contenitore in plastica va nella plastica, mentre eventuali componenti in carta o cartone seguono la raccolta dedicata;
- Sul blister delle lenti, invece, è importante separarli correttamente, conferendo la parte in plastica e quella in alluminio secondo le indicazioni della differenziata corretta del proprio Comune.
Abitudini sostenibili per portatori e professionisti
Promuovere una maggiore sostenibilità delle lenti a contatto non significa rinunciare alla sicurezza o al comfort visivo, ma adottare scelte più consapevoli lungo tutto il percorso di utilizzo.
Sia i portatori sia i professionisti della visione possono contribuire concretamente a ridurre i rifiuti e l’impatto ambientale attraverso semplici abitudini quotidiane e una corretta informazione.
Se utilizzi lenti a contatto, una routine più “green” può iniziare dalla scelta del prodotto: quando clinicamente appropriato, il consiglio è di preferire dei formati che creano meno rifiuti, per limitare lo spreco. Anche ottimizzare i ricambi, evitando cambi inutilmente anticipati e rispettando i tempi di utilizzo indicati, contribuisce a un uso più responsabile delle risorse.
Un altro aspetto importante è il riuso consapevole delle custodie, quando consentito e in condizioni di perfetta igiene. Conservare correttamente le lenti, pulire e sostituire il portalenti secondo le indicazioni, riduce sia il rischio per la salute oculare sia la produzione di rifiuti evitabili.
Innovazione e alternative
Negli ultimi anni, il tema della sostenibilità ha iniziato a coinvolgere anche il settore della contattologia e della cura della vista. La ricerca si sta orientando verso alternative ecologiche alle lenti, con lo sviluppo di materiali biocompatibili e di soluzioni che riducano l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita del prodotto. Parallelamente, alcune aziende stanno sperimentando programmi di raccolta e recupero dei materiali, promuovendo una maggiore responsabilità sociale all’interno della filiera.
Accanto a queste innovazioni, ci sono anche le alternative cliniche all’uso continuativo delle lenti a contatto. In molti casi, infatti, la chirurgia refrattiva rappresenta una soluzione definitiva e sicura per correggere difetti visivi come miopia, astigmatismo e ipermetropia, eliminando la necessità di utilizzare quotidianamente dispositivi monouso.
Le moderne tecniche di chirurgia refrattiva laser consentono oggi di ottenere risultati altamente personalizzati, con elevati standard di sicurezza e stabilità nel tempo. Per molti pazienti idonei, è possibile dire addio sia agli occhiali che alle lenti a contatto, migliorando la qualità della vista e della vita quotidiana, oltre a compiere una scelta più sostenibile nel lungo periodo.
Nelle cliniche Vista Vision, presenti in tutta Italia, i nostri specialisti accompagnano ogni paziente in una scelta consapevole e personalizzata, valutando se la chirurgia refrattiva possa rappresentare la soluzione più adatta per risolvere definitivamente i problemi di vista. Per saperne di più e prenotare una prima visita, inizia da qui.

