Inestetismi Palpebrali

Scopri le tipologie di inestetismi palpebrali e come trattarli

Xantelasma

Lo xantelasma è un rilievo della pelle di forma conica e di colore giallo che si forma a livello delle palpebre sia superiori che inferiori, in genere vicino al naso, di forma irregolare e consistenza morbida. È causato dall’accumulo di grassi nelle cellule del derma, in cui il colesterolo migra dai vasi ai tessuti.

La soluzione per lo xantelasma è la rimozione che può avvenire secondo modalità diverse:

È l’intervento con minore percentuale di recidive e consiste nel trattare la parte con un sottile raggio di luce fino a polverizzare la lesione; agisce sulla cute a livello molto superficiale e non causa danni ai tessuti circostanti, previa applicazione di una crema anestetica. La riepitelizzazione della lesione avviene velocemente e senza lasciare cicatrici.

Utilizzata frequentemente come tecnica per l’escissione degli xantelasmi della palpebra superiore. Le complicanze sono molto rare ed i risultati sono molto buoni. L’asportazione chirurgica prevede il posizionamento di punti di sutura da rimuovere entro 7 giorni dall’intervento. Il trattamento chirurgico degli xantelasmi della palpebra inferiore è invece poco utilizzato per il rischio sia di complicanze sia di recidive.

Xantelasma che cos'è
Ectropion rimedi

Ectropion

L’ectropion palpebrale è un rilassamento verso l’esterno del margine palpebrale più frequentemente inferiore.

In caso di ectropion, la rotazione all’esterno del bordo della palpebra fa sì che la parte inferiore dell’occhio non sia più protetta e risulti così esposta all’aria manifestando bruciore, arrossamento, fastidio, secrezione e lacrimazione di riflesso allo stato irritativo.

Inoltre, essendo l’interno della palpebra rivestito da congiuntiva, il contatto di quest’ultima con l’esterno invece che con l’occhio, ne determina l’irritazione, l’arrossamento e l’ispessimento con conseguente danno sia estetico sia, soprattutto, funzionale. L’intervento chirurgico corregge definitivamente il problema. Si svolge in anestesia locale, è ambulatoriale e dura circa 30 minuti.

Lo scopo dell’intervento è quello di correggere la lassità della palpebra, accorciandola e reinserendola saldamente alle strutture ossee.

Entropion

L’entropion è una patologia delle palpebre che consiste in una rotazione verso l’interno del bordo palpebrale più frequentemente inferiore.

Le ciglia, a causa della lassità dei tessuti, vengono a contatto diretto con il bulbo oculare e possono, per il normale ammiccamento, rigare la cornea compromettendone le funzionalità e nei casi più gravi causare la formazione di ulcere.

L’intervento chirurgico corregge definitivamente il problema. Si svolge in anestesia locale, è ambulatoriale e dura circa 40 minuti. Lo scopo dell’intervento è quello di correggere la lassità della palpebra, accorciandola e reinserendola saldamente alle strutture ossee e di reintrodurre i retrattori della palpebra inferiore; contestualmente si indebolisce il muscolo orbicolare ipertonico asportandone una piccola parte. Questa manovra è sufficiente a riposizionare definitivamente tutta la palpebra.
Calazio intervento e rimedi

Calazio

Il calazio è una alterazione ed un’infezione delle ghiandole lacrimali congiuntivali presenti nello spessore della palpebra. Queste ghiandole secernono normalmente alcuni componenti della lacrima.

L’infiammazione di queste ghiandole porta al rigonfiamento delle stesse e della palpebra circostante.

L’intervento chirurgico di asportazione di calazio è ambulatoriale e si effettua in anestesia locale. Nei casi in cui non vi sia perdita di integrità della cute, l’accesso è sempre quello interno in quanto quello anatomicamente più diretto; l’incisione all’interno della palpebra, inoltre, non rende necessaria l’applicazione di punti di sutura e non lascia segni visibili nemmeno nell’immediato postoperatorio.

Il paziente viene dimesso con bendaggio compressivo che potrà rimuovere dopo 4 o 5 ore e non dovrà più rimettere.
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Cisti palpebrali

Le Cisti Palpebrali sono dei noduli cistici di varia forma, dimensione e consistenza, contenenti una sostanza semi-solida, o liquida.

Il trattamento indicato è l’asportazione chirurgica con tecnica tradizionale, con l’ausilio della radiofrequenza o dei laser ad Erbium o a CO2 che limitano il sanguinamento.
Cisti palpebrali che cos'è
Blefaroplastica in cosa consiste

Blefaroplastica

La Blefaroplastica è un intervento chirurgico eseguito per ridurre l’eccesso cutaneo e/o le borse di grasso delle palpebre. È tra gli interventi estetici più richiesti al mondo, perché, pur non arrestando il processo d’invecchiamento, può ringiovanire il viso e l’espressione dello sguardo. L’intervento può consistere nella rimozione della cute e degli eccessi di grasso (borse) o di solo di uno dei due difetti. La scelta dipende dalla valutazione effettuata sul singolo paziente da parte del medico chirurgo. L’intervento è ambulatoriale, viene eseguito in anestesia locale e, se necessario, con una lieve sedazione. Dura circa 1h30 minuti. In genere dopo pochi giorni il paziente può riprendere le proprie attività lavorative e sociali.

Ptosi palpebrale

Per Ptosi Palpebrale si intende un abbassamento della palpebra superiore. Può essere grave, causando difficoltà nella visione e riduzione del campo visivo (disturbi funzionali) o lieve con conseguenze solo di natura estetica.

L’intervento chirurgico della ptosi palpebrale ha come obiettivo di innalzare il margine palpebrale in modo da restituire al paziente un campo visivo e una visione generale nella norma oltre che rendere le due palpebre il più simmetriche possibili.

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Domande frequenti sugli inestetismi palpebrali

Non tutti i problemi alla palpebra sono uguali. Alcuni riguardano esclusivamente l’aspetto senza interferire in alcun modo con la funzione visiva o il benessere oculare. Altri invece, pur sembrando inizialmente un problema estetico, si rivelano disturbi palpebrali funzionali che richiedono attenzione medica oltre che estetica.

I segnali che indicano un coinvolgimento funzionale sono:

  • Lacrimazione eccessiva o bruciore persistente: la palpebra non svolge correttamente la sua funzione di distribuzione del film lacrimale;
  • Esposizione della cornea: se la palpebra non chiude completamente l’occhio, la superficie corneale resta esposta, con rischio di secchezza e danni al tessuto;
  • Ciglia che graffiano la cornea: l’orientamento anomalo delle ciglia verso l’interno (trichiasi) può causare abrasioni corneali ricorrenti, lacrimazione e sensazione di corpo estraneo;
  • Riduzione del campo visivo: una palpebra superiore che scende troppo (ptosi) può coprire parte della pupilla e limitare la visione, soprattutto in alto. Nei bambini, una ptosi non trattata può ostacolare lo sviluppo visivo.

In presenza di uno o più di questi segni, il problema va valutato dallo specialista in chiave funzionale, non solo estetica. La visita oculistica è il punto di partenza per distinguere i due piani e impostare il percorso corretto.

Il trattamento degli inestetismi palpebrali come ad esempio xantelasmi, cisti sebacee o altre lesioni non segue un protocollo unico. La scelta tra laser e chirurgia dipende da una valutazione medica che considera più variabili insieme.

I fattori che orientano la decisione sono:

  • Dimensione della lesione: lesioni piccole e superficiali si prestano spesso al trattamento laser; quelle più voluminose o profonde richiedono generalmente un approccio chirurgico;
  • Sede e profondità: la vicinanza al bordo palpebrale, alla cornea o ad altre strutture delicate influenza la tecnica preferibile per minimizzare il rischio di cicatrici o complicanze;
  • Tipo di lesione: uno xantelasma, una cisti epidermica e un calazio hanno caratteristiche diverse e rispondono in modo diverso al laser rispetto alla rimozione chirurgica;
  • Tipo di cute del paziente: la risposta cutanea al laser varia in base al fototipo, alla tendenza alle cicatrici ipertrofiche e allo spessore della pelle palpebrale;
  • Valutazione medica complessiva: eventuali patologie sistemiche associate o precedenti trattamenti influenzano la scelta.

In alcuni casi le due tecniche si integrano. La decisione spetta sempre allo specialista, dopo una valutazione diretta della lesione: non esiste una risposta uguale per tutti.

Non sempre. Molti calazi, soprattutto nelle fasi iniziali, possono regredire spontaneamente o rispondere bene a una gestione conservativa: impacchi caldi ripetuti più volte al giorno, massaggio della ghiandola e, nei casi con componente infiammatoria, colliri o pomate a base di antibiotici o corticosteroidi prescritti dallo specialista. In questi casi, quando operare il calazio non è ancora la domanda giusta: si aspetta e si monitora.

Il discorso cambia quando il calazio diventa persistente, recidivante o di grandi dimensioni. In queste situazioni, la gestione conservativa da sola non basta. Capire quando operare il calazio è fondamentale: se la lesione non si risolve entro 4-6 settimane di trattamento locale, continua a crescere, causa disturbi visivi o estetici rilevanti oppure si ripresenta nello stesso punto, la valutazione per il trattamento specialistico è indicata.

L’intervento di rimozione del calazio è una procedura ambulatoriale semplice e rapida, eseguita in anestesia locale. I tempi di recupero sono brevi e le complicanze rare. 

Calazio e orzaiolo si presentano in modo simile; entrambi compaiono sulla palpebra come un gonfiore, ma hanno cause, caratteristiche e tempi di risoluzione molto diversi.

L’orzaiolo è un’infezione acuta, causata tipicamente da batteri (nella maggior parte dei casi Staphylococcus aureus), che colpisce le ghiandole sebacee del bordo palpebrale o i follicoli ciliari. Compare rapidamente, è dolente al tatto, spesso arrossato e a volte si forma un piccolo punto biancastro sulla sommità, simile a un foruncolo. Risponde bene agli antibiotici topici e agli impacchi caldi; nella maggior parte dei casi si risolve in una-due settimane.

Il calazio è invece una lesione cronica non infettiva: si forma per l’ostruzione di una ghiandola di Meibomio, una delle ghiandole che contribuiscono a produrre lo strato lipidico del film lacrimale. Il contenuto ghiandolare bloccato provoca una reazione infiammatoria locale che nel tempo forma un nodulo duro, tendenzialmente indolore e ben delimitato. Non arrossisce, non fa caldo al tatto, e non risponde agli antibiotici.